Vorrei essere me stessa.
vorrei essere me altrove.
essere me in qualsiasi posto, fuori da qui da questa sistematica gabbia da cui
mi sto lasciando lentamente inghiottire e respirare, sì. ricominciare a respirare, come una
volta e lasciarmi accarezzare dall'amarezza di quei sorrisi non più vivi di un qualcuno che
si sta allontando lentamente dal mio essere me io stessa. e pensare ai momenti in cui
evitavo di pensare per star meglio, e pensare di star meglio per poi ripensare e realizzare che invece
sarebbe proprio il pensare la cosa che più, in questo momento, potrebbe farmi star meglio.
e vivere, percepire, masticare, digerire queste parole, questi pensieri, questi tormenti come l'illimitato infinito.
non come il labirinto che lentamente, gradualmente, prepotentemente assale il flusso del mio irregolare
respiro che presto smetterà di scorrere meccanicamente, cominciando deliberatamente a cedere, passivamente
a quel tormento che forse tormento non è mai stato.
